Notiziario UICI Firenze – Giornata Violenza sulle donne

Anche quest’anno la Presidenza Nazionale promuove iniziative per la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. L’anno che sta per concludersi, rispetto a quello precedente, ha fatto registrare un numero superiore di donne vittime di violenza di ogni genere. La violenza ha effetti negativi a breve e a lungo termine, sulla salute fisica, mentale, sessuale e riproduttiva delle donne: isolamento, incapacità di lavorare, limitata capacità di prendersi cura di sé stesse e dei propri figli. Le donne con disabilità sono vittime delle stesse forme di violenza che colpiscono le altre donne, ma con conseguenze amplificate in ragione della loro particolare vulnerabilità, della limitata capacità di difendersi, di fuggire, di chiedere aiuto e di essere credute. Il 26 ottobre la camera ha approvato il Disegno di legge recante “disposizioni per il contrasto della violenza sulle donne e della violenza domestica”.
Quel disegno di legge (A.S. 923), da domani in corso di esame al Senato, purtroppo non fa alcun riferimento alle donne con disabilità. Abbiamo sollecitato pertanto la presentazione di un ordine del giorno di accompagnamento alla legge che ci auguriamo venga accolto. Il prossimo 24 Novembre l’Osservatorio Nazionale della disabilità terrà una seduta straordinaria sul tema, alla quale sarà presente anche il Ministro per la Famiglia, la natalità e le Pari Opportunità Eugenia Roccella. La nostra Unione, con il proprio rappresentante nell’Osservatorio, presenterà una relazione con le proposte che dovrebbero integrare la legge e soprattutto le azioni conseguenti. Inoltre abbiamo chiesto e ottenuto la possibilità di trasmettere sulla nostra slash radio la seduta straordinaria dell’Osservatorio. Invitiamo quindi tutti a seguire la diretta radio e a diffondere il documento in allegato durante le manifestazioni che saranno organizzate per la ricorrenza, sviluppando momenti di confronto tra i nostri associati, con le istituzioni locali e regionali e con la cittadinanza.
Cari saluti Mario Barbuto – Presidente Nazionale
Relazione e proposte al disegno di legge (A.S. 923) Quanto accaduto negli ultimi giorni che ci ha emozionato e fatto soffrire oltre ogni misura, è la spia rossa sempre accesa a ricordarci quanto sia necessario e urgente un ribaltamento di 180 gradi delle nostre concezioni e delle modalità di intendere, vivere ed elaborare i rapporti uomo donna. L’approdo della legge al Senato evidenzia come il problema sia stato preso in carico dalla Politica, ma il testo licenziato qualche settimana fa dalla Camera presenta interrogativi e dubbi che occorrerà portare all’attenzione per trovare le soluzioni più proprie. Al riguardo è stata sollecitata l’approvazione di un ordine del giorno che impegna il Governo a sostenere le nostre richieste relative alla specificità della disabilità. La violenza sulle donne può assumere varie forme: non solo fisica o sessuale, ma anche psicologica ed economica. Chi abusa ha sempre come scopo l’annullamento dell’identità della vittima e la sua riduzione a uno stato di dipendenza dall’altro, dal maschio, dal compagno o marito, o peggio, dal sanitario o dal terapista. Le donne con disabilità, infatti, sono vittime delle stesse forme di violenza che colpiscono l’intero universo femminile, ma con conseguenze amplificate, in ragione della loro particolare vulnerabilità, del loro isolamento, della limitata capacità di difendersi, di fuggire, di chiedere aiuto, di spiegare e spiegarsi, di essere credute. La violenza è purtroppo, inclusiva e non fa differenza se a subirla è una persona cieca, sorda o affetta da altre disabilità. È un fenomeno sociale che va combattuto sgretolando innanzitutto il muro di omertà e di indifferenza che tante volte si incontra già in fase di denuncia. Molto spesso, l’autore di una condotta di violenza nei confronti di una donna con disabilità è un tutore, un’operatore, un terapista, un amico, un conoscente, il partner, il caregiver o un suo familiare. Insomma, qualcuno che appartiene alla cerchia più o meno ristretta delle persone delle quali, in linea teorica, ci si fida e ci si deve fidare. Nel caso delle persone con disabilità, questa circostanza è la peggiore di tutte, perché inocula in loro la paura di essere abbandonati dalla persona dalla quale si dipende per la propria sopravvivenza fisica, rendendo complicati i percorsi di denuncia e di disvelamento della verità con il conseguente allontanamento di chi abusa. Inoltre, le disparità tra nord e sud ulteriormente contribuiscono ad acuire il fenomeno. Gli ultimi dati Istat sulla violenza subite da donne con disabilità, risalgono ormai a diversi anni fa, di conseguenza mancano numeri più completi e aggiornati. Tuttavia, il quadro che emerge è inquietante: – il 36% delle donne con disabilità ha subito violenza fisica o sessuale, con un 6% in più rispetto al 30 per cento delle donne senza disabilità. Senza dimenticare che il numero delle denunce nel caso di donne con disabilità sarà sicuramente più ridotto considerate le difficoltà aggiuntive che incontrano nel percorrere questa strada; – Il 10% è stato vittima di stupro, contro il 4,7% delle donne senza disabilità ossia ben più del doppio; – Il 31,4% delle donne con disabilità ha dovuto sopportare una violenza psicologica dal partner attuale. La Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, approvata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 13 dicembre 2006 e ratificata dal Parlamento italiano con la legge 18/2009, all’articolo sei riconosce che le donne con disabilità sono soggette a discriminazione multiple in quanto donne e in quanto persone con disabilità. L’articolo 16 inoltre, impegna gli Stati aderenti a contrastare ogni forma di sfruttamento, violenza e maltrattamento nei confronti delle persone con disabilità, tenuto conto dell’età, del genere e del tipo di disabilità. Il quadro normativo italiano rimane comunque frammentato e la strada per il riconoscimento dei diritti delle donne con disabilità è ancora tutta in salita. Purtroppo, spesso, infatti le disposizioni di legge in favore delle donne non prendono in considerazione la disabilità come fattore specifico ed elemento aggravante. Lo conferma il fatto che anche il piano nazionale sulla violenza contro le donne 2021-2023, redatto dal Ministero delle Pari Opportunità, solo in pochissimi passaggi fa riferimento alle donne con disabilità. Il disegno di Legge in materia di violenza di genere e domestica al quale ci si riferiva in apertura (AS 923) già approvato dalla Camera ora all’esame del Senato sebbene provveda a una revisione delle precedenti norme, dovrebbe dedicare, a nostro avviso, maggiore attenzione alla violenza subita dalle donne con disabilità e alle loro specifiche esigenze di tutela e protezione. Per giungere a norme davvero inclusive, appare oggi necessario: – prevedere, promuovere e praticare azioni formative specifiche rivolte agli operatori dei centri di accoglienza, al personale di polizia e della magistratura, dei servizi sanitari e sociali, tenendo conto della specificità delle diverse disabilità che richiedano adeguate conoscenze e capacità di risposta appropriata. Il dialogo con una persona non udente, per esempio, richiede un approccio comunicativo diverso rispetto a una interlocuzione con una persona non vedente o ipovedente, o addirittura a una persona autistica o con ritardi cognitivi. Appare dunque indispensabile che dai Centri antiviolenza alle case rifugio, dai Pronto soccorso ai luoghi della medicina per la donna, dalle Forze dell’ordine ai servizi socioassistenziali, fino ad arrivare a tutte le figure professionali di assistenza e relazione civile, vi sia una ottima preparazione alla accoglienza delle donne con disabilità, garantendo un approccio competente e adeguato a raccogliere denunce, segnalazioni e istanze di donne con diverse tipologie di disabilità; – Assicurare la piena accessibilità e fruibilità degli ambienti di accoglienza e supporto: case rifugio, ospedali, posti di polizia; – Inasprimento delle sanzioni se chi commetta la violenza nei confronti delle donne con disabilità è il caregiver o l’operatore che si occupa di loro. Nella legge la violenza sulle donne con disabilità dovrebbe essere considerata come fattispecie aggravante di reato, poiché fonte delle discriminazioni multiple e delle discriminazioni intersezionali; – Campagne di sensibilizzazione con il focus sulla violenza verso le donne con disabilità a partire dalle agenzie educative e soprattutto dalla Scuola, per evidenziare e contrastare quelle forme di violenza pressoché invisibili, ma altrettanto pericolose e nocive per la costruzione di un vero e sano progetto di vita della persona. L’obiettivo deve essere puntato a garantire la piena fruibilità strumentale e funzionale della campagna che dovrebbe essere progettata secondo i princìpi della comunicazione universale: in caso di video, per esempio, audiodescrizioni e sottotitolazioni; in presenza di materiale a stampa, l’inserimento del QR-code per fornire la parallela versione digitale, e/o una versione audio e a caratteri ingranditi, oltre a versioni a comunicazione easy to read e aumentativa alternativa. – Predisporre accessi appropriati di comunicazione, interazione e fruizione da parte dei servizi antiviolenza, al fine di consentire alle donne con disabilità di utilizzare la modalità di dialogo più adatta e confacente alle specificità della propria disabilità; – Costruire una rete di relazioni con le associazioni di rappresentanza della disabilità in grado di dare supporto e assistenza al fine di consentire interventi adeguati, mirati e personalizzati in base alle specifiche caratteristiche delle donne con disabilità che subiscono violenza a ogni livello. Insomma, un cammino ancora tutto da compiere, per il quale si chiede un intervento del governo volto a completare la legge e soprattutto a costruire quelle capacità e competenze necessarie perché i cittadini, nessuno escluso, possano ricevere parità di trattamento e pari dignità.
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