Care socie, cari soci,
il consiglio del Circolo Baragli ha pensato di trattare, declinato attraverso tre film naturalmente con audiodescrizione, un tema per noi estremamente accattivante: lo sport come superamento dell’odio raziale, come riscatto e grimaldello per la libertà, come pratica capace di favorire il superamento di barriere sociali, fisiche e psicologiche, ma anche come pericolosa deriva se vissuto come sfida impari con la vita e la realtà.
Saremmo felici se, a conclusione di ogni film, potesse scaturire una discussione; che pareri sulla pellicola e sull’argomento venissero fuori per contribuire alla crescita di tutti. Il primo appuntamento è per il giorno 7 febbraio alle ore 16, presso i locali del Circolo in via Antonio Cocchi 17; gli altri incontri a seguire il 14 febbraio e il 7 marzo .
Il film che proponiamo è Invictus, per la regia di Clint Eastwood, anno di uscita 2009. Qui sotto una scheda riassuntiva.
“Due campi. Uno verde, calpestato da robusti e solidi piedi di gioventù bianca che con i loro completini praticavano tattiche rugbystiche, l’altro fatto di terreno sabbioso e protagonista di indisciplinate ma appassionate partitelle di calcio tra magri ragazzi neri. I cancelli dividono i rispettivi campi da gioco e una strada. Sull’asfalto passa l’auto che trasporta il neo-scarcerato Nelson Mandela. Le barriere tra bianchi e neri sembrano invalicabili e netta è l’impressione che al di là del quieto vivere sia pressochè impossibile andare.
Nelson Mandela rinasce in un paese sull’orlo di una guerra civile. “Gettate le armi”, furono le prime parole che Mandela rivolse ai membri del movimento ANC (partito anti-apartheid). Una liberazione (1990) che sfociò nella vittoria per la nuova carica di presidente del Sudafrica. Mandela fu il primo capo di stato di colore e si guadagnò in breve tempo grande rispetto mondiale per il suo sostegno alla riconciliazione nazionale ed internazionale.
La nazionale di rugby Sudafricana, simbolo dell’orgoglio afrikaner, odiata e boicottata dai neri, viene riammessa nelle competizioni internazionali dopo un’ assenza di circa un decennio e proprio in occasione dei mondiali casalinghi. Mantenere il soprannome della squadra, gli Springbooks, i colori verdeoro e gareggiare per un’unica bandiera, un popolo finalmente unito. Questo fu il progetto di Nelson Mandela. In “Invictus” il campionato del mondo di rugby è praticamente tutto filtrato attraverso lo sguardo di Madiba, nome tribale di Mandela. Eastwood è a suo agio nell’incontro tra Nelson Mandela e il capitano della nazionale di rugby Francois Pienaar: è nei confronti tra i due che è possibile intravedere uno dei temi ricorrenti per eccellenza dell’ultimo cinema eastwoodiano, ovvero l’incontro tra il vecchio e il nuovo, il padre e il figlio, sebbene in questo caso sia sfruttato per un approdo ottimista, un’arma per un trionfo globale piuttosto che una parabola prevalentemente umana.
Se non desideri ricevere comunicazioni di questo tipo in futuro puoi disiscriverti cliccando qui [1]
il consiglio del Circolo Baragli ha pensato di trattare, declinato attraverso tre film naturalmente con audiodescrizione, un tema per noi estremamente accattivante: lo sport come superamento dell’odio raziale, come riscatto e grimaldello per la libertà, come pratica capace di favorire il superamento di barriere sociali, fisiche e psicologiche, ma anche come pericolosa deriva se vissuto come sfida impari con la vita e la realtà.
Saremmo felici se, a conclusione di ogni film, potesse scaturire una discussione; che pareri sulla pellicola e sull’argomento venissero fuori per contribuire alla crescita di tutti. Il primo appuntamento è per il giorno 7 febbraio alle ore 16, presso i locali del Circolo in via Antonio Cocchi 17; gli altri incontri a seguire il 14 febbraio e il 7 marzo .
Il film che proponiamo è Invictus, per la regia di Clint Eastwood, anno di uscita 2009. Qui sotto una scheda riassuntiva.
“Due campi. Uno verde, calpestato da robusti e solidi piedi di gioventù bianca che con i loro completini praticavano tattiche rugbystiche, l’altro fatto di terreno sabbioso e protagonista di indisciplinate ma appassionate partitelle di calcio tra magri ragazzi neri. I cancelli dividono i rispettivi campi da gioco e una strada. Sull’asfalto passa l’auto che trasporta il neo-scarcerato Nelson Mandela. Le barriere tra bianchi e neri sembrano invalicabili e netta è l’impressione che al di là del quieto vivere sia pressochè impossibile andare.
Nelson Mandela rinasce in un paese sull’orlo di una guerra civile. “Gettate le armi”, furono le prime parole che Mandela rivolse ai membri del movimento ANC (partito anti-apartheid). Una liberazione (1990) che sfociò nella vittoria per la nuova carica di presidente del Sudafrica. Mandela fu il primo capo di stato di colore e si guadagnò in breve tempo grande rispetto mondiale per il suo sostegno alla riconciliazione nazionale ed internazionale.
La nazionale di rugby Sudafricana, simbolo dell’orgoglio afrikaner, odiata e boicottata dai neri, viene riammessa nelle competizioni internazionali dopo un’ assenza di circa un decennio e proprio in occasione dei mondiali casalinghi. Mantenere il soprannome della squadra, gli Springbooks, i colori verdeoro e gareggiare per un’unica bandiera, un popolo finalmente unito. Questo fu il progetto di Nelson Mandela. In “Invictus” il campionato del mondo di rugby è praticamente tutto filtrato attraverso lo sguardo di Madiba, nome tribale di Mandela. Eastwood è a suo agio nell’incontro tra Nelson Mandela e il capitano della nazionale di rugby Francois Pienaar: è nei confronti tra i due che è possibile intravedere uno dei temi ricorrenti per eccellenza dell’ultimo cinema eastwoodiano, ovvero l’incontro tra il vecchio e il nuovo, il padre e il figlio, sebbene in questo caso sia sfruttato per un approdo ottimista, un’arma per un trionfo globale piuttosto che una parabola prevalentemente umana.
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